Feed InvasioneAliena http://www.invasionealiena.com/ Mon, 22 Dec 2014 19:44:15 GMT FeedCreator 1.8.0-dev (info@mypapit.net) Cartesio e il pensiero razionalista: "Cogito ergo sum" http://www.invasionealiena.com/scienza/ipotesi-e-teorie/1082-cartesio-e-il-pensiero-razionalista-qcogito-ergo-sumq.html Siamo sicuri di esistere? Stando al buon senso, sì. Ma a rigor di logica è più complicato affermarlo. Chi ci dice che tutto quanto vediamo attorno a noi non sia un'illusione? I nostri sensi, si sa, si possono ingannare. E se invece fosse solamente un sogno?
Con la locuzione Cogito ergo sum, che significa letteralmente "Penso dunque sono", Cartesio esprime la certezza indubitabile che l'uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante.

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Le idee immateriali di Dio
Un filosofo irlandese, George Berkeley (1685-1753), era giunto alla conclusione che la cosiddetta realtà fosse solo il modo in cui percepiamo le idee, immateriali, di Dio. Un'altra risposta fu avanzata, in un giorno imprecisato del 1637, dal filosofo francese Cartesio (René Descartes, 1596-1650, considerato il padre della filosofia e della matematica moderne). Cartesio rispose in latino cogito ergo sum: penso, dunque sono. Questa è la sola, incrollabile certezza possibile, secondo Cartesio, di fronte a un dubbio che il filosofo estende fino a ipotizzare l'esistenza di un genio maligno che continuamente ci inganna su tutto, dandoci la falsa impressione di esistere. Eppure, anche solo per essere ingannato, l'uomo deve pur esistere in qualche modo. E proprio perché dubita, e quindi pensa, cosa di cui non può dubitare, l'uomo è certo di esistere. Almeno come sostanza pensante.

Cartesio e l'esistenza del "Genio maligno"

Cartesio vi perviene mosso dalla ricerca di un metodo che dia la possibilità all'uomo di distinguere il vero dal falso, non soltanto per un fine strettamente speculativo, ma anche in vista di un'applicazione pratica nella vita. Per scoprire tale metodo, il filosofo francese adotta un procedimento di critica totale della conoscenza, il cosiddetto dubbio metodico, consistente nel mettere in dubbio ogni affermazione, ritenendola almeno inizialmente falsa, nel tentativo di scoprire dei principi ultimi o delle massime che risultino invece indubitabili e su cui basare poi tutta la conoscenza.
Cartesio sostiene che nemmeno le scienze matematiche, apparentemente certe, possono sottrarsi a tale scetticismo metodologico: non avendo una conoscenza precisa e sicura della nostra origine e del mondo che ci circonda, si può ipotizzare l'esistenza di un "Genio maligno" che continuamente ci inganni su tutto, anche su di esse. Si giunge così al dubbio iperbolico, estremizzazione limite del dubbio metodico.
A prima vista, quindi, per l'uomo non c'è alcuna certezza. Eppure, quand'anche il "genio maligno" ingannasse l'uomo su tutto, non può impedire che, per essere ingannato, l'uomo deve esistere in qualche modo. Non è certo detto che l'uomo esista come corpo materiale, perché egli non sa ancora nulla della materia. Ma l'uomo è sicuro di esistere in quanto è un soggetto che dubita, e quindi pensa. Cogitare in latino significa «pensare»: l'uomo perciò esiste perlomeno come sostanza pensante o res cogitans.
Cartesio perviene a questa certezza perché, pur provando a dubitare di tutti i suoi pensieri, si accorge che il dubitare di pensare è ancora un pensare: l'atto di supporre che io possa ingannarmi coincide infatti con l'io che verrebbe ingannato, c'è quindi una perfetta identità tra conoscente e conosciuto. Poiché il dubbio scettico dubitava che all'idea corrispondesse la realtà, cioè l'oggetto pensato, ora questo dubbio non ha più motivo di esistere, perché Cartesio ritiene di aver dimostrato una volta per tutte che quando si ha un'idea evidente questa corrisponderà necessariamente alla realtà: appunto come accade con il cogito ergo sum. È una dimostrazione, questa di Cartesio, che tuttavia sarà sottoposta a numerose contestazioni da parte dei suoi critici.
In realtà si tratta solo di un'intuizione e non di un ragionamento dimostrativo vero e proprio: infatti, come spiega Cartesio stesso, il significato dell''ergo differisce da quello assunto dal vocabolo in questione nei sillogismi; il suo non è un ragionamento che parte da premesse per arrivare a concludere qualcosa perché questo richiederebbe un preventivo accertamento della veridicità delle premesse. L’ergo qui va inteso come una sorta di esclamazione per sottolineare la scoperta appena fatta: "io penso" ed "io sono" sono oggetto di un unico atto di conoscenza e quindi costituiscono una certezza unitaria, ovvero il fatto di pensare significa immediatamente il fatto di esistere.

Cogito ero sum

Con il Cogito ergo sum Cartesio sembra rifarsi alla filosofia di San Agostino d'Ippona e alla sua affermazione Si fallor sum (Se sbaglio esisto), ma in realtà ne capovolge radicalmente la prospettiva: per Agostino, infatti, il dubbio era espressione della verità, e significava che io ho la capacità di dubitare solo in quanto c'è una Verità che mi trascende e rende possibile il mio pensiero.

Cartesio invece, che tiene lui stesso a sottolineare la differenza col metodo agostiniano, intende affermare che è la verità a scaturire dal dubbio, non viceversa. Il fatto di dubitare, cioè, è la condizione che mi permette di dedurre l'essere o la verità. Solo così il dubbio può diventare "metodico": arrivando a giustificarsi da sé, e non sulla base di una verità ad esso pregressa, il dubbio stesso si assume il compito di distinguere il vero dal falso.
In tal modo, però, il cogito diventava incapace di aprirsi ad una dimensione trascendente: l'identità di pensante e pensato non serve a ricondurre ad un fondamento ontologico (L'ontologia si occupa dello studio della natura dell'essere. Alcuni dei quesiti essenziali ai quali l'ontologia cerca di rispondere sono:
- Cos'è l'esistenza?
- L'esistenza è una proprietà reale degli oggetti?
- Qual è la relazione tra un oggetto e le sue proprietà?
- È possibile distinguere proprietà essenziali e proprietà accidentali di un oggetto?
- Il problema dell'essenza o della sostanza
- Cos'è un oggetto fisico?
- Cosa significa dire che un oggetto fisico esiste?
- Cosa costituisce l'identità di un oggetto?
- Quando un oggetto cessa di esistere, invece di cambiare semplicemente?
Il problema degli universali).

L'inganno che non c'è

Sarà per rimediare a queste difficoltà, e scongiurare così la caduta nel solipsismo, che Cartesio giungerà ad elaborare tre prove ontologiche dell'esistenza di Dio, il quale si renderebbe garante del metodo in virtù del fatto che Egli «non può ingannarci».
Il cogito cartesiano fu tuttavia contestato da vari suoi contemporanei. Ad esempio Giambattista Vico rimproverava a Cartesio di aver identificato tutto l'essere con la propria realtà interiore, riducendo l'ontologia ad una mera conseguenza dei suoi pensieri, e affermando se stesso come la realtà assoluta. Secondo Vico, invece, qualcosa diventa reale solo quando si fa storia, sulla base del modo specifico che ha l'uomo di esistere e di estrinsecare le Idee divine nel mondo. Vico si rifà in proposito all'antica distinzione tra essere ed esistere, in virtù della quale Cartesio non avrebbe potuto affermare «penso dunque sono», bensì «penso dunque esisto»: in altri termini, il suo cogito ha un valore relativo e non assoluto.
Estimatore di Cartesio sarà invece Hegel, il quale, salutandolo come l'iniziatore del pensiero moderno dopo secoli di filosofia presunta "misticheggiante", dirà di lui: «Qui possiamo dire che siamo a casa e, come il navigante dopo una lunga peripezia su un mare tumultuoso, possiamo gridare "Terra!"».
Altri interpreti, ad esempio Emmanuel Lévinas, sottolineano come nel Cogito cartesiano vi sia una preminenza del soggetto sull'oggetto, che sarebbe allora incompatibile con la loro presunta identificazione: la dimostrazione cartesiana di una corrispondenza del soggetto pensante con l'oggetto pensato avviene tutta all'interno del soggetto stesso, quindi non atterrebbe alla sfera sicura dell'oggettività, ma a quella evanescente della soggettività.

Da quel primo cogito ergo sum gli uomini non hanno mai smesso di dubitare. In primo luogo della risposta data da Cartesio. Ma il maligno genio che spaventava il filosofo francese potrebbe impallidire davanti ai mostri tecnologici che oggi sfidano la nostra precaria consapevolezza di esistere. I computer sono ormai abbastanza potenti, sostengono gli esperti, da consentirci di creare mondi alternativi, civiltà virtuali e avanzate che, in un futuro non troppo lontano, potrebbero contenere esseri autonomi e coscienti come noi.

 

Se penso, esisto. O no?
In questo modo saremmo praticamente tornati al punto in cui ci ha lasciato Cartesio: posso essere sicuro solo della mia esistenza, in quanto dubito e penso. Tutto il resto potrebbe essere illusione-simulazione. Senonché la scienza oggi potrebbe demolire anche quest'ultimo caposaldo.

I neuroscienziati hanno infatti sempre più spesso messo in dubbio che gli uomini siano dotati di libero arbitrio, di volontà. In effetti molto spesso scegliamo senza pensare e solo a posteriori giustifichiamo con il ragionamento le nostre scelte. «Potrei anch'io essere uno zombie, senza capacità di volere e senza rendermene conto», sostiene Paul Skokowsky, filosofo dell'Università Stanford.

E' il filosofo della scienza Giulio Giorello, che ha scritto un libro su questo tema (Lo scimmione intelligente, Rizzoli 2009), fa un esempio: «Già Erich Fromm (1900-1980, sociologo e psicanalista tedesco) faceva il caso di un ipnotizzatore che faceva addormentare un soggetto e gli suggeriva che al risveglio avrebbe cercato un manoscritto. E, non trovandolo, avrebbe ritenuto che un amico glielo avesse rubato. Così succede. Ma a quel punto compare un quarto personaggio, che, ignorando l'esperimento, si convince che il soggetto dice la verità. Abbiamo usato questo esempio», dice Giorello, «per sottolineare quanto conti la comprensione adeguata della situazione. In breve, l'osservatore della storiella non la possiede: non sa che il soggetto è stato ipnotizzato». Ma scoprire la verità è facile se si comprende la situazione. Cosa ne pensate? Siamo o non siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni?

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Fri, 28 Mar 2014 09:04:47 GMT http://www.invasionealiena.com/scienza/ipotesi-e-teorie/1082-cartesio-e-il-pensiero-razionalista-qcogito-ergo-sumq.html
21 Dicembre 2012: "La fine del mondo" in diretta streaming http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1081-21-dicembre-2012-qla-fine-del-mondoq-in-diretta-streaming.html Se appartenete a quel gruppo di persone preoccupate per la profezia Maya sulla fine del mondo, potete sorvegliare i cieli durante il giorno del giudizio e capire dove e come salvarsi.

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Con l'avvicinarsi della data fatidica, sale l'ansia. A che ora prenotare un taxi? Avremo il tempo di preparare qualche scorta alimentare o alle 17 sarà troppo tardi? Se il problema sembra importante e quasi serio, i Maya non hanno mai dato una risposta definitiva. E allora?

Gli scienziati della NASA hanno detto non c'è nulla di cui preoccuparsi per quanto riguarda la profezia Maya perhè che il mondo sarà ancora qui Sabato 22 dicembre. Ma se volete cercare i segni imminenti della fine dei tempi, è possibile farlo guardando la diretta della fine del mondo 2012 cliccando qui.

Dalle Canarie, al largo della costa africana, fino all' Osservatori Prescott in Arizona, in diretta online, questa webcam spaziale, manderà in onda una serie di aggiornamenti in tempo reale per il pubblico di tutto il mondo il 21 dicembre 2012.

Ma non preoccupatevi perche domani non ci sarà nessuna fine del mondo, la fine di questo ciclo non è più catastrofico di altri. Una volta finito il calendario, ne inizia un altro. Ma se parliamo della fine della Terra, non è più tardi di cinque miliardi di anni, quando sarà invasa dal Sole.

Invece se si parla della scomparsa dell’umanità parliamo di un miliardo di anni, quando ci saranno circa 100 gradi sulla Terra. Ma a quel punto, l’uomo potrebbe aver trovato un altro posto altrove nello spazio e i nostri discendenti potrebbero aver dimentica l’esistenza stessa della Terra.

Insomma c’è da star tranquilli. Almeno per ora. Anche se drammatizzare il futuro è un modo per esorcizzarlo. Quindi buon fine del calendario Maya e aspettiamo le prossime profezie catastrofiche.

Crediti Articolo: zazoom.it

Diretta Streaming:slooh.com

Crediti foto: turismo.it

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franceluongo@hotmail.it (Francesco Dioniso) Thu, 20 Dec 2012 12:36:03 GMT http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1081-21-dicembre-2012-qla-fine-del-mondoq-in-diretta-streaming.html
2012 e la profezia che non c'è http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1080-2012-e-la-profezia-che-non-ce.html I Maya e l'ossessione per il tempo

"Ogni stele o altare aveva il compito di indicare il flusso continuo del tempo o di celebrare la chiusura di un periodo. Per i lMaya i giorni non erano in rapporto con gli dèi, ma erano dèi"

Così l'archeologo americano John Eric Thompson descrive una caratteristica essenziale della cultura maya: l'ossessione per il tempo.

I Maya ne erano talmente presi che avevano due calendari intrecciati tra loro: uno solare, basato sul ciclo delle stagioni, e uno sacro, con regole e durata completamente diverse. Ma era sopratutto il concetto di tempo a essere diverso: non c'è una progressione continua di date, ma a un certo punto si ricominciava a contare da capo.

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Nella stele di Quiriguà (775 a.C.) è riportata la data della creazione (l'inizio del Computo Lungo).

Iperciclo. Questo concetto presente anche nel cosidetto "Computo Lungo", un ulteriore ciclo lunghissimo composto a sua volta da 13 cicli più brevi (i baktun), ognuno di 144.000 giorni (circa 400 anni), per un totale di 1.872.000 giorni: 5.125,37 anni. L'anno zero del Computo Lungo, stabilito interpretando la stele C di Quirigùa, corrisponderebbe all'11 agosto 3114 a.C. Data che in linguaggio maya suonava così: 0.0.0.0.0 (data a 5 cifre del Computo Lungo) 4 Ahau (data sacra) 8 Cumkù (data solare). Questo ciclo terminerà il 21 dicembre 2012 (per i Maya: 13.0.0.0.0 4 Ahau 3 Kankin). E poi si ricomincia.

Il metodo con cui sono state stabilite queste date, non è l'unico, ma è considerato il più attendibile (l'unica alternativa verosimile è quella che sposta il tutto due giorni dopo: l'inizio del ciclo al 13 agosto 3114 a.C. la fine il 23 dicembre 2012).

 

Come si intrecciavano i cicli del tempo

Il calendario maya si basava sull'interazione di due cicli. Come due ruote di diverso diametro, l'anno sacro Tzolkin (il primo calendario, 260 giorni: 20 giorni per 13 mesi) e l'anno solare Haab (il secondo calendario, 365 giorni: 20 giorni per 18 mesi più 5 giorni infausti detti Uayeb) si intersecano tra loro per definire una data, espressa con due numeri e due nomi.

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L'anno sacro e l'anno solare correvano a definire una data, che si ripeteva ogni 18.980 giorni.


Da dove nasce l'idea della "profezia maya"?

New Age. Il punto fondamentale, però, è che questa data per i Maya non coincideva affatto con la fine del mondo. Da dove nasce quindi l'idea della "profezia maya"?

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 Il primo a tirare in ballo la faccenda fu Josè Argüelles, che pubblicò nel 1987 il libro Il fattore maya: la via al di là della tecnologia.

Scatenando, forse al di là delle sue previsioni, un vero e proprio delirio collettivo. La sua ipotesi deriva da un documento storico sui miti maya, il Popol Vuh ("libro della comunità"), secondo il quale il Computo Lungo attuale è il quarto in ordine di tempo, poiché gli dèi avrebbero distrutto le tre precedenti creazioni ritenendole fallimentari. La terza creazione fu distrutta al termine del 13°baktun, data che ritornerà nuovamente alla fine del 2012.

Argüelles - che, ironia della sorte, è passato a miglior vita il 23 marzo 2011, senza poter quindi scoprire se la sua fantasiosa teoria corrispondesse al vero- era un pittore visionario, appassionatodi "numerologia", una pseudoscienza che studia le relazioni mistiche ed esoteriche dei numeri.

Il resto lo fecero i media, e la loro passione per le visioni catastrofiche (oltre che per il business).

 

Senza colpe. I Maya, invece, sono del tutto innocenti. Esistono infatti diversi ritrovamenti che riportano date anche molto successive al 21 dicembre 2012 (per esempio il calendario lunare rinvenuto quest'anno presso Xultun, in Guatemala, dipinto sui muri del laboratorio di uno scriba). Ciò significa che non pensavano a questo giorno come all'ultimo, ma come alla fine di un grande ciclo a cui ne sarebbe seguito un altro. A patto, è vero, che i sacrifici compiuti nel frattempo avessero soddisfatto gli dèi...

 

Autore dell articolo: Enzo Giurlani

Fonte: rivista n° 74 di Focus Storia (dicembre 2012 dossier "Maya: La fine di un Mondo")

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Thu, 13 Dec 2012 20:16:47 GMT http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1080-2012-e-la-profezia-che-non-ce.html
1954: I radar War Office e la formazione U=Z contro l'energia nucleare http://www.invasionealiena.com/ufo/avvistamenti-ufo/1079-1954-i-radar-war-office-e-la-formazione-uz-contro-lenergia-nucleare.html "Messaggi alieni"

Generazioni di autori di fantascienza si sono confrontati col problema dei linguaggi alieni; alcuni hanno creato lingue artificiali per i propri personaggi, altri invece hanno eluso il problema introducendo speciali dispositivi per la traduzione o altre tecnologie fantastiche.
Sebbene la questione dei linguaggi alieni rimanga per lo più limitata alla letteratura fantascientifica, la possibile esistenza di forme di vita extraterrestri intelligenti la rende oggetto credibile anche di speculazioni scientifiche e filosofiche.

Ipotizzando che gli alieni cerchino di comunicare con noi attraverso un linguaggio simbolico non sarebbe un ipotesi da scartare.


I radar del War Office

Nel 1954, anno ricco di avvistamenti sia in Italia che in Europa, il War Office inglese rilevava nei propri schermi radar una curiosa formazione di cinquanta oggetti volanti non identificati che formavano, in modo esplicito, una sorta di equazione simbolica:


U=Z

Secondo un tentativo di spiegazione abbastanza accreditato dai sostenitori degli alieni buoni e paternalisti U sarebbe il simbolo chimico dell’uranio (ingrediente fondamentale della fissione nucleare sia civile che militare) e Z sarebbe, come ultima lettera dell’alfabeto, la fine di qualcosa, nel caso specifico potrebbe essere… la fine dell’umanità! Tradotto in parole semplici gli autori di questo messaggio hanno ammonito l’essere umano sui pericoli nascosti dell’energia nucleare.

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La questione è stata sollevata e riportata negli scritti di Roberto Pinotti che oltre ad essere sociologo e ufologo è stato anche radarista nell’Aeronautica Militare, quindi non propriamente uno sprovveduto.

Difficile valutare la veridicità di un simile documento, occorrerebbero indagini più approfondite, molto ardue da intraprendere verso un organismo militare che operava quasi sessant’anni fa .

E’ comunque interessante teorizzare che presunte intelligenze extra-terrestri abbiano, una volta tanto, deciso di comunicare usando lettere dell’alfabeto più utilizzato sulla Terra e non figure criptiche e stravaganti dei crop-circle che alla fine dicono e non dicono ma che di esplicito ed inequivocabile…non hanno proprio nulla!

Quello che forse è meno credibile, ma comunque interessante e ricco di spunti, è che queste presunte civiltà abbiano a cuore le sorti dell’umanità. Non a caso una certa corrente di pensiero, che sconfina talvolta nella new-age , associa l’aumento degli avvistamenti UFO all’inizio dell’era nucleare che grosso modo coincide con la tragedia di Hiroshima.

Alieni di buon cuore o proiezioni inconsce delle angosce umane?


Autore dell'articolo: Bobby

Fonte: Roberto Pinotti – UFO E EXTRATERRESTRI – 2011  edito De Vecchi

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roberto.scillama@gmail.com (Roberto) Thu, 13 Dec 2012 10:03:55 GMT http://www.invasionealiena.com/ufo/avvistamenti-ufo/1079-1954-i-radar-war-office-e-la-formazione-uz-contro-lenergia-nucleare.html
Calendario Maya. Il Vaticano: “Una profezia falsa e senza fondamento” http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1078-calendario-maya-il-vaticano-una-profezia-falsa-e-senza-fondamento.html Maya e Chiesa Cattolica 

“Nei media e sulla rete si parla in questi giorni della fine del mondo, che i maya avrebbero predetto per il 21 dicembre 2012. Se facciamo una ricerca su Google, a questa voce corrispondono 40 milioni di risultati. Secondo tale «profezia», si dovrebbero verificare un allineamento dei pianeti e del Sole con il centro della Via Lattea e un'inversione dei poli magnetici del campo terrestre. Non vale la pena discutere il fondamento scientifico di queste affermazioni ovviamente false”.

 È quanto spiega sull'Osservatore romano padre Josè Funes, gesuita, direttore della Specola vaticana, l'Osservatorio scientifico-astronomico della Santa Sede basato a Castel Gandolfo e in Texas negli Stati Uniti.

“Nel 2003 – prosegue Funes – mentre tenevo all'università di Tegucigalpa, in Honduras, un corso di astronomia extragalattica ho avuto l'opportunità di visitare le rovine del centro maya di Copàn e di apprezzare da vicino la grande capacità di osservazione del cielo che quei popoli possedevano”.

“In ogni caso – aggiunge – non si domandavano se la terra o il sole fossero al centro del cosmo. Erano più interessati a trovare un disegno ripetitivo di osservazioni passate da riprodurre in futuro. Nella cultura maya il tempo aveva una dimensione ciclica e ripetitiva. L'astronomia veniva sviluppata in funzione della politica e della religione, con l'ossessione per i cicli temporali”.

Tuttavia “per quanto possa essere affascinante lo studio dell'astronomia maya, vorrei riflettere qui sul destino del cosmo. Sappiamo che l'universo è iniziato circa 14 miliardi di anni fa. E sappiamo anche che è composto per il 4 per cento di materia ordinaria, per il 23 di materia oscura e per il 73 di energia oscura. Secondo i più attendibili dati osservativi, esso si espande continuamente e tale espansione è accelerata dall'energia oscura”.

 “Questa spiegazione scientifica – afferma ancora il direttore della Specola vaticana – postula un periodo in cui l'universo, nei suoi istanti iniziali, abbia attraversato una fase di espansione esponenziale, cioè estremamente rapida. È la teoria che è stata chiamata inflazione. Se questo modello è corretto, l'universo in un futuro molto distante, parliamo di miliardi di miliardi di anni, finirà per strapparsi”.

“Nella visione cristiana – aggiunge Funes – l'universo e la storia hanno un senso. Nel profondo dell'essere umano c'è la convinzione fondamentale che la morte non possa avere l'ultima parola. La cosmologia ci mostra che l'universo va verso uno stato finale di freddo e di buio; il messaggio cristiano ci insegna invece che nella risurrezione finale, quella dell'ultimo giorno, Dio ricostituirà ogni uomo, ogni donna e tutto l'universo”.

 “Questa realtà futura – spiega ancora il gesuita-scienziato – è espressa nelle parole dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo: Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra… Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro.

“L'Apocalisse è un testo profetico – rileva Funes – non un'informazione scientifica sul futuro del cosmo e dell'uomo. È una profezia perchè ci mostra l'intimo fondamento e l'orientamento della storia. Nel contesto storico in cui è stato scritto, l'autore sacro cerca di incoraggiare la comunità dei cristiani che soffre le persecuzioni”. 


Chi ha paura e teme la fine del mondo consegni i beni alla Chiesa cattolica

Più ironica la posizione del vescovo cileno, monsignor Bernardo Bastres Florence, che di fronte al panico che corre sul web di chi crede di essere sull’orlo di una tragedia planetaria coincidente con la fine del calendario Maya, si è fatto portavoce di una richiesta singolare lanciando un appello: chi ha paura e teme la fine del mondo consegni i beni alla Chiesa cattolica. Il prelato ha spiegato all’agenzia Fides che «se molti credono che il mondo finirà il 21 dicembre, noi, come Chiesa, non abbiamo alcun problema se la gente ci vuole intestare i propri beni e lasciare le proprietà». Nel frattempo la località pugliese di Cisternino sta facendo il pieno di turismo perché sembra che sia una delle poche zone risparmiate dalla distruzione imminente.

La preoccupazione dilaga a tal punto che vi sarebbero persone che in Cina e in Giappone starebbero costruendo una nave come l'Arca di Noè. Il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa ha invece esortato a riflettere sulla parola «apocalisse» che in greco significa semplicemente rivelazione, «non di date precise di scadenze storiche ma solo un linguaggio profetico per mettere in luce i principi fondamentali che sarebbero stati alla base dello sviluppo della storia, le forze del male che lotteranno sempre contro le forze del bene, ma alla fine sarà il trionfo dell’Agnello».

Il ragionamento razionale lo ha completato padre Funes che ritiene la profezia Maya una autentica bufala. «Non vale la pena discutere il fondamento scientifico di queste affermazioni (ovviamente false)» dato che lo studio dell'astronomia Maya «veniva sviluppato in funzione della politica e della religione, con l’ossessione per i cicli temporali». Pertanto in base alla moderna teoria scientifica della «inflazione l’universo in un futuro molto distante, parliamo di miliardi di miliardi di anni, finirà per strapparsi.

“La storia umana e cosmica – conclude il direttore dell'osservatorio astronomico vaticano – ha un senso che gli è stato donato dal Dio-con-noi. Anche se non siamo perseguitati, abbiamo sempre bisogno di incoraggiamento. La Parola di Dio ci ricorda che andiamo verso un futuro fondamentalmente buono, malgrado le crisi di ogni genere in cui viviamo immersi. Perchè ci assicura che in Cristo c'è un futuro per l'umanità e per l'universo”.

 

Fonte:http://www.vatican.va

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Wed, 12 Dec 2012 20:23:30 GMT http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1078-calendario-maya-il-vaticano-una-profezia-falsa-e-senza-fondamento.html
12.12.12 Potere ai numeri !!! http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1077-121212-potere-ai-numeri-.html Potere ai numeri! Domani è un giorno da tenere d'occhio: la data porta infatti il numero 12 ripetuto tre volte, anche se con riferimento a elementi diversi, ovvero a giorno, mese e anno. Eppure gli appassionati di cabala, simbolismo e profezie, non hanno dubbi: il 12 è il più sacro dei nu
meri e il fatto che indichi giorno, mese e anno, esalta tutte le sue virtù e trasforma mercoledì in "Giornata dell'Interconnessione".
Sul calendario indica l'apertura di un nuovo "portale di energia", per cui gli esperti di esoterismo prevedono il rilascio di un potente vortice energetico che, se si è premuniti, può portare alla purificazione dell'anima.

I richiami simbolici del numero dodici sono numerosi. Sono ad esempio dodici le paia di nervi cranici e di costole nel corpo umano, come pure i mesi dell'anno, i segni zodiacali (anche se in realtà sono 13 i segni zodiacali, la costellazione dell'ofiuco o serpentario è stata rimossa dall'oroscopo convenzionale), le ore antimeridiane e pomeridiane in cui è suddivisa la giornata. E per andare indietro nel tempo, sono pari a questo numero i patriarchi di Israele, come si legge nella Genesi, le porte di Gerusalemme (Ezechiele) e gli apostoli (Vangeli). Dodici sono anche gli dei principali del Monte Olimpo secondo la mitologia greca e a dodici anni, infine, si entra nella pubertà, fase della crescita che porta a una trasformazione radicale della persona. Gli scettici ritengono che si tratti di semplici coincidenze, ma i seguaci della cabala attribuiscono al numero un preciso significato.
Insomma, se il 21 dicembre come possibile giorno della fine del mondo può aspettare, è decisamente meglio sfruttare questa data simbolica per cogliere la congiuntura favorevole e lasciarsi percorrere da questa corrente di energia. Per questo, molti hanno messo in programma una serie di iniziative per la giornata. La studiosa di Angelologia, Marika, per esempio, ha lanciato dal suo sito web un "rituale meditativo" in programma a Roma, per prepararsi tutti insieme all'inizio di una nuova era. E per chi all'esoterismo preferisce l'arte, sempre a Roma, Elvino Echeoni apre al pubblico la sua mostra di pittura dal titolo "La cabala del 12". Tanti gli appuntamenti anche in Rete, spesso all'insegna della spiritualità per "condividere saperi", danzare e accedere a riti di iniziazione.
Che ci si voglia credere o meno, ciascuno è libero di scegliere la posizione che preferisce. C'è però un dato di fatto: mercoledì sarà comunque una giornata particolare, in cui l'asteroide Toutatis "sfiorerà", per così dire, il nostro pianeta, passando a soli 6,9 milioni di chilometri di distanza. Gli astronomi rassicurano: non è in nessun modo una minaccia per la nostra sicurezza, ma merita comunque attenzione perché l'asteroide rientra nella categoria di corpi celesti potenzialmente pericolosi.

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Tue, 11 Dec 2012 21:10:56 GMT http://www.invasionealiena.com/2012/articoli-2012/1077-121212-potere-ai-numeri-.html
Gli spiriti delle nuvole australiani: i Wandjina http://www.invasionealiena.com/misteri/articoli-misteri/1076-gli-spiriti-delle-nuvole-australiani-i-wandjina.html Un insolito passato

Con il termine Aborigeni Australiani, si identifica l'insieme delle popolazioni (tribù) autoctone dell’Australia, ovvero i discendenti di coloro che, circa 60.000 anni fa giunsero in quel continente, anche se questa data è ancora molto discussa tra gli archeologi. Quello che più ci interessa ai fini di questo articolo, nonostante la loro storia sia un argomento non privo di importanti episodi, è il complesso di credenze, miti e raffigurazioni che riguardano un antico passato, un periodo nel quale si affaccia prepotente l’idea di una interazione con esseri provenienti dalle stelle. Quest’ultimo termine, diventato quasi un luogo comune quando ci si interessa di culture che riportano avvenimenti vicini all’ipotesi extraterrestre, è in questo caso perfettamente aderente alle tradizioni di coloro che vengono spesso indicati come i primi abitanti del pianeta terra.

Per quanto possa sembrare impossibile, vi sono cose in Australia che non trovano una possibile spiegazione, cose che rendono questa terra, o comunque gran parte di essa, un mondo a parte, che è possibile osservare e recepire soltanto se ci si pone in uno stato introspettivo, liberandosi dai preconcetti.

 

Sognando il cielo: il cosmo secondo gli aborigeni australiani

Le tribù aborigene erano estremamente affascinate dal cosmo, dalla misurazione del tempo e dai fenomeni astronomici. Grandi osservatori, grazie alle loro conoscenze rigorosamente tramandate oralmente da generazione in generazione, misero a punto un complesso calendario stagionale.

Diversamente dai primi viaggiatori Europei, gli Aborigeni Australiani non si orientavano con le stelle, anche se certamente le conoscenze astronomiche furono usate per pronosticare correlazioni con gli eventi naturali importanti per la sopravvivenza del gruppo (come la reperibilità di un particolare cibo o il cambiamento delle condizioni del tempo). Come molte culture primitive, gli Aborigeni vedevano nel sorgere eliaco di una stella brillante o di una costellazione, una indicazione di eventi stagionali. L'apparizione di Arturo all'alba suggerisce agli Aborigeni di Arnhem Land di iniziare la raccolta del giunco per la costruzione delle trappole per i pesci e per i cesti. Nella regione di Mallee nel West Victoria, il sorgere eliaco di Arturo era identificato con l'arrivo di Marpeankurrk, un eroe ancestrale che mostrava loro dove trovare le pupe delle termiti, una importante fonte di cibo durante agosto e settembre.
Molto importante per la sopravvivenza delle tribù era il senso di identità. Questo era basato sulla trasmissione delle credenze attraverso le generazioni per mezzo di danze e canti rituali. Queste rappresentazioni tramandavano come lo Spirito Ancestrale creò il mondo naturale in un lontano passato. Le leggende associate sono essenzialmente metafore che integrano le cose sconosciute in relazione con le cose familiari. Le seguenti storie rappresentano un piccolo esempio dei diversi miti aborigeni associati in questa misteriosa arena Cielo-Terra. Essi esemplificano l'intima relazione di questi popoli con la natura.


Il Sole e la Luna

Il Sole è una sfera luminosa di idrogeno ed elio, del diametro di 1,4 milioni di chilometri e con una massa pari a 745 volte quella di tutti i pianeti del Sistema Solare messi assieme. Anche se sembra una cosa enorme, è in fondo una stella modesta a metà della sua vita, che terminerà tra 5 miliardi di anni, andando a formare una struttura denominata “nebulosa planetaria”. Nel Nucleo dove hanno luogo le reazioni nucleari che producono energia, si calcola che la temperatura sia di circa 15 milioni di gradi; ma ciò che noi vediamo è la Fotosfera, la quale è costituita da gas ribollenti alla temperatura di 5.500 °C.
Tra gli Aborigeni il Sole era visto come una donna che si svegliava ogni giorno nel suo accampamento a est, accendeva un fuoco, e preparava la torcia di corteccia che avrebbe portato attraverso il cielo. Prima di esporsi, lei amava decorarsi con ocra rossa, la quale, essendo una polvere molto fine, veniva dispersa anche sulle nuvole intorno, colorandole di rosso, (l'alba). Una volta raggiunto l'ovest, rinnovava il trucco, colorando ancora di giallo e rosso le nuvole nel cielo (il tramonto). Poi la Donna-Sole cominciava un lungo viaggio sotterraneo per raggiungere nuovamente il suo campo nell'est. Durante questo viaggio sotterraneo il calore della torcia induceva le piante a crescere.
La Luna, al contrario, era considerato un uomo. A causa dell'associazione del ciclo lunare con il ciclo mestruale femminile, la Luna fu collegata con la fertilità e fu considerata come un simbolo altamente magico. Una eclisse di Sole era interpretata come l'unione tra la Luna-Uomo e il Sole-Donna.


Venere

Venere sembrava il gemello del nostro pianeta per le dimensioni, la densità e la poco diversa distanza dal Sole. Invece è un pianeta “caldo”, avvolto da un'atmosfera formata da anidride carbonica, la cui pressione è 90 volte superiore a quella della Terra e la cui temperatura può giungere a 480 °C. La sua superficie è spesso battuta da “acquazzoni” di acido solforico.
Venere, come stella del mattino, conosciuta dagli aborigeni come Barnumbir, era un importante segno per un popolo che si levava all'alba per accingersi alla caccia. Secondo la tradizione della Arnhem Land, Barnumbir aveva paura di annegare, così fu legata con un lungo laccio tenuto da due vecchie donne. La corda le impediva di salire troppo alta nel cielo e di annegare nel fiume della Via Lattea. All'alba le donne più vecchie la portavano in salvo in un cesto intrecciato.
Barnumbir è anche identificata con Bralgu, L'isola della morte dove, quando una persona muore, il suo spirito è condotto. Da qui la cerimonia della stella del mattino è una importante parte dei rituali funerari, dove Barnumbir è rappresentata da un totem, un tronco con un mazzetto di piume bianche e lunghe corde terminanti in più piccoli mazzetti di piume a suggerire i raggi di luce.


La Via Lattea

Il nostro Sole e tutte le stelle visibili nel cielo notturno fanno parte di una vasta aggregazione di stelle chiamata Galassia, o Via Lattea, nome derivato dalla leggenda di Era. È una galassia a spirale, con bracci, il cui diametro è di circa 100.000 anni luce (a.l.); noi ci troviamo in uno dei bracci di spirale, a 30.000 anni luce dal centro della Galassia. Vista dalla Terra appare come una debole banda luminosa che attraversa le notti limpide e buie.
La Via Lattea Rappresenta un fiume nel Mondo del Cielo, con tanto di pesci (le stelle brillanti) e di ninfee (le stelle più deboli). Essa è al centro di molte leggende regionali. Nella regione di Yirrkala, la Via Lattea era associata a due fratelli annegati mentre affrontavano il fiume in canoa. I loro corpi galleggianti appaiono come due macchie scure nella Via Lattea, a livello delle costellazioni del Serpente e del Sagittario; una linea di quattro stelle vicino ad Antares rappresentano la loro canoa.
Nel Queensland, la Via Lattea era associata con Priepriggie, un Orfeo degli antipodi, noto come cantante, ballerino e cacciatore. Un giorno, nel primo mattino, Priepriggie trovò un albero pieno di volpi volanti, scagliò la lancia trafiggendo il capobranco. Infuriate, le altre volpi volanti cacciarono Priepriggie in cielo. Sperando di richiamarlo indietro, il suo popolo cercò di cantare le sue canzoni ma sbagliavano sempre il ritmo. Poi sentirono una canzone provenire dal cielo, era Priepriggie che cantava e man mano che il ritmo diventava più forte e chiaro, le stelle cominciarono a danzare ordinandosi in una larga banda attraverso il cielo. Così la Via Lattea ricorda al popolo che il loro eroe deve essere celebrato con canti e danze tradizionali, in modo che l'ordine continui a prevalere.
Nell'Australia centrale la Via Lattea fu considerata dalle tribù vicine Aranda e Luritja come un genere di arbitrato celeste. Essa, in maniera molto ampia, marca la divisione tra la parte di cielo degli Aranda, a est, e il campo di cielo dei Luritja, a ovest, e, oltre a questo, essa contiene gli spiriti dei defunti di entrambe le tribù. Le stelle e le costellazioni all'interno della Via Lattea sono classificate conformemente a complesse regole di matrimonio e classi di parentela e rinforza l'universale importanza di esse.


La Croce del Sud

È una piccola costellazione del cielo, ma anche una delle più celebri a appariscenti. Essa era visibile anticamente dall'area mediterranea, sicché le sue stelle erano note agli astronomi greci; in seguito, la precessione degli equinozi l'ha resa invisibile da tali latitudini.
La Croce del Sud e i suoi due indicatori, a e b Centauri, sono al centro di diverse leggende regionali.

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a e b Centauri e la costellazione della Croce del Sud. Dipinto rupestre (Mountford Collection, State Library of South Australia)

Nella regione intorno a Caledon Bay, la Croce rappresenta una razza inseguita da uno squalo (i puntatori).
In un'altra regione le quattro brillanti stelle della Croce rappresentano due fratelli Wanamoumitja e i loro rispettivi fuochi da campo, mentre cucinano un grande pesce nero (la nebulosa Sacco di Carbone); i puntatori sono due amici Meirindilja venuti a condividere il pesce.
Un'altra leggenda relativa alla Croce del Sud riguarda la santità della vita degli animali e l'avvento della morte nel mondo. Il Grande Spirito, Baiame, creò due uomini e una donna. Egli insegnò loro di quali piante cibarsi ma gli vietò di uccidere gli animali. In seguito ad una siccità tutte le piante morirono e la donna sollecitava gli uomini ad uccidere gli animali per utilizzarli come cibo.
Uno degli uomini uccise un canguro ma l'altro si rifiutò di mangiare la creatura che Baiame aveva vietato loro di uccidere. Solo, nel deserto, quest'uomo cadde esausto ai piedi di un albero della gomma. Ma Yowi, lo spirito della morte, lo attirò all'interno dell'albero, disturbando due cacatua bianchi che stavano covando. In seguito l'intero albero si levò in cielo. Le quattro stelle brillanti sono gli occhi dell'uomo e di Yowi, mentre i due indicatori sono i cacatua che cercano di tornare al loro nido.


Orione e le Pleiadi

Infine, uno dei più diffusi cicli di miti concerne Orione e le Pleiadi.
Orione è senza dubbio la costellazione più brillante del cielo, piena di oggetti interessanti. L'imponenza di questa costellazione deriva in gran parte dal fatto che si trova in un'area di formazione stellare, in un vicino braccio della Galassia, con al centro la famosa Nebulosa di Orione (M 42), che rappresenta la spada pendente dalla sua cintura. Quest'ultima è formata da tre stelle brillanti allineate. Le sue stelle più brillanti sono Betelgeuse, supergigante rossa distante 310 a.l., e Rigel, supergigante bianco-azzurra distante 910 a.l.
Le Pleiadi sono l'ammasso stellare più brillante e famoso di tutto il cielo. Si trovano nel Toro e, ad occhio nudo, si possono vedere circa sette stelle, mentre con un binocolo, diverse decine. Dell'ammasso, che dista 450 a.l., fanno parte circa 250 stelle, immerse in una debole luminosità, residuo della nube da cui si sono formate, visibile solo nelle fotografie a lunga esposizione.
Nella mitologia greca, le Pleiadi erano sette sorelle, figlie di Atlante. Inseguite da Orione, esse furono mutate in colombe per poi volare in cielo, formando l'ammasso che porta il loro nome. La “sorella” meno visibile è Merope la quale, avendo sposato un mortale, si nasconde dalla vergogna.
Le leggende aborigene sono sorprendentemente simili. La maggior parte identifica le Pleiadi con un gruppo di giovani donne che fuggivano dagli indesiderati approcci di un cacciatore, il quale, in alcune versioni, fu evirato come punizione e avvertimento.
Tra i popoli che vivono nel Pitjantjatjara, nel Western Desert, il sorgere delle Pleiadi all'alba in autunno significa che l'annuale stagione degli amori tra i dingo è cominciata. Cerimonie di fertilità sono rappresentate qualche settimana più tardi, per le quali alcuni giovani cuccioli sono selezionati per la festa. In accordo con la leggenda, le Kungkarungkara, le donne ancestrali, allevarono una muta di dingo per proteggersi da un uomo chiamato Njiru (Orione). Egli, malgrado i dingo, riuscì a rapire una delle ragazze (la Pleiade oscura) che morì, pur continuando a seguire le altre. Alla fine le sette donne assunsero la loro forma totemica di uccelli e volarono in cielo, ma, sfidando i loro dingo, Njiru le seguì anche attraverso il cielo.
Senza nessuno strumento tecnologico per controllare il loro ambiente, gli Aborigeni Australiani dipendevano completamente dal mondo naturale per sopravvivere. Non è sorprendente che il loro interesse per le stelle non era assorbito da eventi straordinari come supernovae o comete, ma dall'aspetto normale.

 

I Wandjina: gli spiriti delle nuvole

Come abbiamo potuto osservare, le leggende aborigene hanno umanizzato i fenomeni cosmologici associandoli con i comportamenti e le motivazioni del gruppo tribale.

Il sistema di credenze degli Aborigeni assolveva a tre importanti funzioni sociali:

- Produceva un livello di confidenza e prevedibilità circa il loro posto nell'universo, non come esseri superiori ma come compagni di tutto;

- Coltivava il rispetto sia per le cose inanimate che per le animate, siccome tutto condivide la stessa struttura spirituale, seguendo la tradizione del Mondo del Sogno;

- Inoltre esso provvede un supporto per i costumi tribali, riti e alla moralità come queste sono riflesse e decretate nel Mondo del Cielo.

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La differenza più radicale tra le credenze che sono alla base di questi miti e le basi materialistiche della scienza occidentale concerne nella relazione tra l'osservatore e gli eventi naturali. All'interno della struttura della scienza Newtoniana l'osservatore è considerato indipendente dagli eventi, i quali sono, si suppone, inalterati dal processo di osservazione. Gli Aborigeni, invece, vedono sé stessi come parte integrale nel processo naturale, sia essi terrestre o celestiale. Essendo una delle pochissime culture che non ha un mito equivalente all'espulsione dall'Eden, questi popoli credono che, attraverso il loro Grande Antenato, essi sono cocreatori del mondo naturale e non ne sono mai stati alienati. Da ciò ci sono necessari parallelismi tra gli eventi del cielo con quelli della Terra, e con ciò che si sviluppa nella cultura umana.

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Chi capitasse dalle parti di Bigge Island, nell’Australia occidentale, potrebbe imbattersi in strane creature come queste. Occhi grandi, naso adunco, un’aura misteriosa attorno alla testa e, soprattutto, niente bocca: è questo l’aspetto delle divinità primitive – i “Wandjina” – che un bel giorno, seguendo il “sogno” di creazione, plasmarono il mondo e tutti gli esseri viventi. Almeno così credevano gli aborigeni australiani che le dipinsero sulle pareti di alcune grotte della zona. 

Non è ancora del tutto chiaro a quale periodo risalgano queste pitture, ma molti dei rilievi archeologici effettuati finora fanno pensare a un periodo compreso tra i 50 mila e i 40 mila anni fa.

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I Wandjina, che tradotto letteralmente significa “il Tutto”, vissero in un tempo chiamato “dei genitori” durante il quale queste "entità" non avevano una forma ben definita, pur essendo comunque di enormi proporzioni. Il loro principale compito fu quello di insegnare "le leggi, i precetti e le regole di comportamento", all'uomo, oltre ad introdurre i rituali e le pratiche cerimoniali ancora oggi in uso presso le varie tribù.

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Importante osservare come le tribù indigene riconoscano in queste raffigurazioni le loro divinità “Gli Spiriti nelle Nuvole”, spesso raffigurati in sequenza di figure umane stilizzate insieme a rappresentazioni nuvolose. Questa dualità di forme antropomorfe è molto diffusa nelle culture primitive, è possibile osservarla, per esempio, nei racconti biblici narrati nel Libro dell’Esodo.

 

Djamar e Tjurunga

Alcune tribù Aborigene, ad esempio, raccontano di Djamar; un essere venuto dalle nuvole e disceso sulle loro terre sopra Tjurunga, "la tonante" un oggetto luminescente e molto rumoroso.

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Rappresentazione artistica in chiave moderna di Djamar

Ancora oggi, si racconta che la presenza di Djamar sia preceduta da un forte vento, generato secondo queste popolazioni proprio dal suo mezzo di trasporto. A riprova della veridicità del loro racconto, gli Aborigeni mostrano le colline circostanti sulle quali non cresce più alcuna pianta, danni permanenti (secondo loro) provocati dall’atterraggio di Djamar.

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Il veivolo di Djamar si chiamava “Tjurunga”, tradizionalmente nelle rappresentazioni lignee sacre, viene descritto come un lungo e lucente oggetto sigariforme.

 

Droghe, rapimenti, morte e ressurrezione

Altra tradizione “sospetta”, è quella che parla degli “uomini intelligenti” o “uomini di alto grado” e delle loro “ascensioni celesti”. Si tratta degli sciamani aborigeni, i cui rituali di iniziazione mostrano un sorprendente parallelismo con la descrizione dei moderni casi di Abduction; lo stesso dicasi per il rituale di “morte e resurrezione”, durante i quali, al risveglio dallo stato estatico, il candidato racconta di un meraviglioso mondo celeste, e tutti i soggetti, anche se appartenenti a tribù diverse e non in contatto tra loro, descrivono lo stesso scenario.

Riassumendo abbiamo: stato di estasi (rapimento da parte degli Dei celesti), rimozione rituale di parti del corpo (esperimenti sulle vittime dei moderni rapimenti), salite aeree e viaggi in strani mondi (descrizione delle astronavi da parte dei rapiti), trasformazione personale (esperienze mistiche dei rapiti).

Per quanto queste analogie possano apparire stravaganti e tutte da verificare e bene sapere che, in quelle regioni cresceva e tutt'ora cresce una pianta, sconosciuta ai primi coloni per la reticenza degli stessi aborigeni nel mostrare e far conoscere il loro strumento di contatto con il divino, collegata ai loro riti cerimoniali che ci fa pensare molto: la pianta in questione si chiama Dubiosa hopwoodii, appartenente a un genere di solenacee che solitamente producono alcaloidi tropanici allucinogeni del gruppo dell’atropina e scopolamina.

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La Duboisia Hopwoodii è un arbusto autoctono delle regioni aride dell'entroterra australiano. Altri arbusti dalle simili proprietà sono il pituri (meglio conosciuto come Pitchuri Thornapple o Pitcheri). E' un arbusto a basso fusto e solitamente cresce tra 1 e 3 metri di altezza e possiede lunghe foglie strette. I fiori solitamente bianchi, a seconda delle varianti possono assumere altre sfumature, che possono variare dal rosa al viola. Questi arbusti compaiono tra giugno e novembre, in annate favorevoli possono generare grandi quantità di bacche tondeggianti (commestibili ma se assunte in grandi quantità possono diventare allucinogene) dalla colorazione violacea, dal diametro che varia da 3 a 6 mm.

In questa pianta le sostanze psicoattive maggiormente presenti si trovano nelle radici, mentre le parti aeree e le bacche della pianta producono elevate quantità di nicotina e d-nor-nicotina (quest’ultima dagli effetti quattro volte più potenti della nicotina).

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Gli aborigeni fumavano la parte superiore della pianta e con l’estratto delle radici ottenevano una droga immessa volontariamente nelle pozze d’acqua per narcotizzare gli animali che dopo essersi abbeverati potevano catturarli con facilità. Abbiamo anche trovato notizie di un’altra pianta dalle particolarità psicoattive ed allucinogene, chiamata “Pituri” che veniva utilizzata dagli uomini del clan, veniva masticata durante le cerimonie sacre o per alleviare le fatiche dovute da un lungo viaggio.

Non trovando nessuna risposta definitiva, sembra logico pensare che queste popolazioni oltre ad avre una spiccata predisposizione per gli studi astronomici avessero anche ferrate conoscenze botaniche, in modo particolare riguardo le piante psicoattive.

E' accettabile ricollocare “I signori delle nuvole" nella categoria dei viaggi psichedelici generati dagli allucinogeni? Questi viaggi che tanto hanno influito le culture australiane, hanno senza dubbio rafforzato la loro idea di divino. Quell’ispirazioni che forse sono le madri delle pitture rupestri su cui ancora oggi ci interroghiamo.

Ipotesi extraterrestre? fantasia? anche se a primo impatto le maggiori somiglianze riscontrate sono quelle con gli antichi e moderni racconti riguardanti l’interazione con il nostro pianeta di esseri provenienti dallo spazio; per quanto questa ipotesi possa apparire subdola, ed essere etichettata come il solito argomento sensazionalistico portato avanti da ricercatori fantasiosi in campo ufologico, esistono alcuni fatti che, ad oggi, non trovano alcuna spiegazione plausibile se non quella appena citata.


Per saperne di più:http://www.brolgahealingjourneys.com

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Sun, 09 Dec 2012 13:40:51 GMT http://www.invasionealiena.com/misteri/articoli-misteri/1076-gli-spiriti-delle-nuvole-australiani-i-wandjina.html
JFK e gli Ufo: un documento "forse" indicherebbe in questo ambito le ragioni del suo assassinio http://www.invasionealiena.com/ufo/articoli-ufo/1075-jfk-e-gli-ufo-un-documento-qforseq-indicherebbe-in-questo-ambito-le-ragioni-del-suo-assassinio.html Il ritiro dal Vietnam, la decisione di fare rientrare nel Tesoro l’emissione del dollaro e persino la volontà di rendere pubblica la questione degli Ufo. Questo documento per la prima volta collega la figura di JFK e l’MJ12 e sopratutto testimonia la volontà di questo gruppo di impedire al Presidente di interferire con i loro affari.

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Questa pagina scampata alle fiamme, assieme ad altre otto, sono state fatte pervenire a Timothy Cooper per mano di una certa “Salina” che si presume sia la segretaria di James Jesus Angleton, Direttore della CIA all’epoca dell’assassinio a Dallas. In realtà il frontespizio di questa serie di documenti non è firmato, ma Timothy Cooper ha ricevuto nel corso degli anni molti altri documenti da questa “Salina”, che ormai in pensione avrebbe sentito la necessità di render note queste informazioni. Timothy Cooper collabora con Robert Wood, che ha raccolto tutta questa serie di documenti dando poi vita a www.majesticdocuments.com

Tornando al contenuto di questo momorandum, scritto o dettato dal Direttore della Cia, identificato con la sigla MJ-1, vi è sopratutto una frase che evidenzia le intenzioni del MJ-12 nei confronti di JFK.

…dovete sapere che LANCER ( nome in codice per JFK ) sta indagando sulle nostre attività e noi questo non lo possiamo permettere…

Considerato del livello di segretezza ed il calibro dei personaggi coinvolti non è diffcile credere che un modo per impedire che JFK ficcasse il naso nei loro affari era proprio quello di farlo fuori.

Ci sono ancora un paio di considerazioni da fare. Che JFK volesse mettere gli americani a conoscienza della questione ufo non è poi così sicuro. Sembra infatti che ciò che preoccupava il “governo ombra” non fosse questo ma bensì l’intenzione del presidente di collaborare con i Russi per la realizzazione di un programma spaziale congiunto. Nel memorandum che segue si può leggere infatti che Kennedy istruì proprio il direttore della Cia affinchè si facesse chiarezza tra i “conosciuti” e gli “sconosciuti” in modo che i Russi non fraintendessero eventuali minacce ma sopratutto che non credessero che dietro alla richiesta di collaborazione vi fosse il tentativo di rubare i loro segreti.

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Un altro elemento di notevole rilevanza che risalta in questo memo sta nel fatto che Kennedy ordina, al direttore della CIA, che una volta fatta chiarezza tra conosciuti e sconosciuti i dati raccolti vadano condivisi con la NASA dove “…gli sconosciuti sono un fattore. Questo aiuterà i direttori di missione della Nasa nei loro compiti difensivi.”

Da cui possiamo dedurre almeno due fatti:

Il primo che tutti, ad un certo livello, erano consapevoli dell’esistenza della presenza di questi  “sconosciuti” che personalmente mi ricordano il soprannome “Babbo Natale” con cui gli astronauti descrivevano gli UFO che incontravano in orbita. Il secondo che se da loro è necessario difendersi devono essere necessariamente ostili. Quindi sembra trapelare uno scenario in cui vi siano gruppi di alieni, perchè di questo si parla, conosciuti e forse alleati mentre altri ancora sconosciuti e, quanto meno, non alleati.

Un’ indiretta conferma dell’originalità di questi documenti si può ritrovare in un messaggio classificato mandato dal Presidente Eisenhower al suo direttore della CIA in cui si cita il programma Jehovah, menzionato anche su questa stessa pagina. Per inciso, il progetto Jehovah sarebbe un programma di retro-ingegneria su velivoli alieni portato avanti da Oppenheimer e Einstain.

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Fonte:http://simonebarcelli.org/

Autore dell'articolo: Gianluca Rampini

Per ulteriori approfondimenti: (clicca qui)

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Fri, 07 Dec 2012 21:02:20 GMT http://www.invasionealiena.com/ufo/articoli-ufo/1075-jfk-e-gli-ufo-un-documento-qforseq-indicherebbe-in-questo-ambito-le-ragioni-del-suo-assassinio.html
Ufo crash ad Okinawa? No, soltanto un “effetto Google”. http://www.invasionealiena.com/ufo/avvistamenti-ufo/1074-ufo-crash-ad-okinawa-no-soltanto-un-effetto-google.html Quale migliore occasione per mettere finalmente a tacere la nutrita schiera di scettici e di disinformatori, ma sarà proprio così? Personalmente credo poco agli Ufo che, annualmente, precipitano in varie parti del mondo; anzi, a dirla tutta, credo poco agli Ufo che precipitano, anche se con il tempo ho imparato che tutto è possibile. Rimane il fatto che l’idea di un Ufo precipitato in mare e subito ratificato come autentico mi ha stupito non poco, di certo si tratta di una delle ormai poche notizie in circolazione sulla quale valga la pena di indagare. Questi i risultati: il 28 settembre 2012, sul sito ABC News, appariva un articolo in merito ad una foto ricavata da Google Street Wiew. In poche parole l’articolo raccontava di come un certo Andrea Dove, usando Google Maps per ottenere indicazioni stradali in vista di una sua visita alla zia abitante a Jacksonville, si accorse di qualcosa di strano utilizzando l’opzione Street View. Facendo una panoramica verso l’alto individuò un Ufo, o ciò che gli sembrava essere un Ufo, proprio vicino alle nuvole.

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La foto riportata nell’articolo, così come l’articolo stesso e la data di pubblicazione, sono visibili al seguente link:(clicca qui)

Il problema adesso non è tanto capire se si tratti di qualcosa di anomalo o del semplice riflesso di una lente, bensì andare a vedere la foto “ufficiale” dell’Ufo di Okinawa precipitato il 4 dicembre 2012. La foto è visibile al seguente link:(clicca qui)

Ritengo che ogni ulteriore commento sia del tutto superfluo, d’altra parte la reputazione del sito aveva in qualche modo preannunciato questa ennesima falsa notizia, per tutto il resto non ci resta che attendere, sperando che le news che verranno siano meno platealmente assurde.

 

Fonte:http://esomisteri.blogspot.it

Autore dell'articolo: Roberto La Paglia

Immagine di testata:(clicca qui) 1°immagine(clicca qui)

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FumagalliSonny@hotmail.it (Sonny) Thu, 06 Dec 2012 20:10:29 GMT http://www.invasionealiena.com/ufo/avvistamenti-ufo/1074-ufo-crash-ad-okinawa-no-soltanto-un-effetto-google.html
Gli Dei del Caos http://www.invasionealiena.com/spiritualita/articoli-religione/1073-gli-dei-del-caos.html Dungeon & Dragons è un gioco da tavolo, per due o più giocatori, nel quale i partecipanti controllano un PG a testa (Personaggio Giocato) e partecipano insieme a mille avventure seguendo le indicazioni del Master. Tutta l'ambientazione, la storia, le quest e via così dicendo, è frutto dell'immaginazione del Master che, previa studio di scontri e incontri tra i PG e i PNG (Personaggi Non Giocati), è libero di improvvisare su tutto ciò che più lo aggrada. La prima regola di D&D è infatti: "Il Master ha SEMPRE ragione.". Il gioco si basa sul lancio di vari dadi a diverse facce (d4. d6, d8, d10, d12, d20, d%) che conferiscono alla storia e ai PG una sorta di destino pre-scritto: insomma, se il tuo PG viene ucciso o muore per un incidente vuol dire che doveva capitare e basta.

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Per i credenti, tutti noi vivremmo in una campagna di D&D, dove ognuno è un PG che viene giocato dagli dei che, tramite lancio di dadi (quindi tramite il caos, il caso) determinano ogni nostro pensiero o azione e il Master sarebbe colui che ci pone d'innanzi le difficoltà in cui inciampiamo di continuo nel corso della nostra vita. Scopo di tale religione (protremmo chiamarlo anche un "credo") è quello di testimoniare che non c'è nulla di già scritto, che tutto avviene per un puro caso e che nulla impedisce l'esistenza di altri piani dimensionali nel quale la storia possa essere andata in maniera leggermente diversa da come è andata a noi.

Certo è che, come quasi tutte le religioni prima di questa, non esistono dati per confutare la veridicità di tali ipotesi ma essendo una religione, se uno ne è convinto in fondo al cuore, tutto può essere vero.

 

Autore dell'articolo: The truth is out there

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dario90mancini@gmail.com (the_truth_is_out_there) Thu, 06 Dec 2012 12:11:08 GMT http://www.invasionealiena.com/spiritualita/articoli-religione/1073-gli-dei-del-caos.html